mercoledì 17 agosto 2016

La lingua di Epepe

Nota di Anna Maria Ercilli

In questi mesi ho letto dei libri interessanti meritevoli di commenti positivi, prendo solo questo titolo che si distanzia da tutti gli altri. Insolito, coinvolgente, ossessivo, visionario, premonitore? Lo vogliono kafkiano.
Epepe”l'unico romanzo tradotto di Ferenc Karinthy? Poche note sull'autore, ungherese, è stato campione di pallanuoto, romanziere, giornalista e traduttore di Goldoni, morto nel 1992.
Il protagonista Budai prende un volo diretto a Helsinki, è atteso al congresso di linguistica; nella confusione dell'arrivo non nota differenze, gli aeroporti si assomigliano tutti. Ancora assonnato siede sul pullman che lo porta in città, ad ogni fermata si accorge di non riconosce Helsinki, dove si trova? La gente che incontra non capisce le sue domande e lui non comprende la lingua, si ritrova nel vortice di una folla in movimento frenetico, entra nell'Hotel, trova una coda di persone davanti alla reception, ottiene la stanza 921, a manovrare l'ascensore una ragazza bionda che forse si chiama Epepe o Dede, Tete, Tjetjetje o Cece? Il protagonista non si arrende all'atmosfera cupa della città, alla gente in continuo movimento, inizia a orientarsi nelle stazioni della metro, ma inspiegabilmente viene escluso dalla sua stanza. Vaga nelle strade, dove si trova coinvolto nella rivolta, la violenza dilaga. Un ricordo della rivoluzione ungherese del '56 o un presagio del futuro? Un'intuizione lo porta verso l'uscita dall'incubo.
Ne Budai e neppure noi sapremo quale lingua e città aveva incontrato.
L'ultima parola arriva con l'ipnotico ritmo di una narrazione sostenuta dall'ossessiva ricerca di un linguaggio che rimane misterioso, la condanna all'incomprensione.

Epepe di Ferenc Karinthy, Adelphi, 2015

sabato 9 aprile 2016

Nelle pagine del tempo

Dizionario delle parole perdute

Avevo letto l'iniziativa spagnola di salvataggio delle parole desuete e, quando ho trovato l' invito nel sito della LUA mi è sembrata una coincidenza da non perdere.
Il dizionario delle parole perdute, era presentato come un gioco con poche regole. Quelle stesse regole dibattute fra intensi scambi di email. Alfredo avrebbe curato tutta l'operazione.
Sembrava un gioco, ma le discussioni non sono mancate, la difesa del ricordo legato alla parola, si è mostrata subito accanita, niente doveva essere scartato, ma gli scarti erano necessari.
Alfredo e Germana e noi del gruppo. Com'era entusiasmante riportare in luce le parole che usavamo con le persone di un tempo. Chi è mancato si è portato via una parte di noi, del nostro comune parlare.
Le parole perdute, unite al nostro ricordo autobiografico, credo abbiano lo scopo di tenere in vita il mondo che è stato inghiottito dalla fretta della modernizzazione, dalla ricerca del nuovo. Assieme a loro ritroviamo i volti e le voci che abitavano persone care e tante altre appena conosciute. Nella fugacità del tempo, abbiamo fissato le strade e i luoghi di paesi e città, paesaggi e profumi, i sentimenti genuini del tempo andato.
Mi piace pensare alla leggenda di Brigadoon, il villaggio che torna in vita una volta ogni cento anni. Un libro nel nostro caso.
Anna Maria Ercilli 2.12.2011
(grazie Alfredo, Germana e Ada)


lunedì 22 febbraio 2016

Pettirosso


Arriva d'autunno un battito sul vetro
uguale ogni giorno 
un pugno di semi noci pinoli 
acqua
l'ala sfiora, fino al tempo segnato.

foto di anna maria ercilli




giovedì 3 dicembre 2015

Pensiero laico




Pensiero laico

Le religioni viste come guida dell'umanità fragile e insicura, dovrebbero insegnare la convivenza e non l'aggressività o il disprezzo per l'altro credente.
La mia mente svolazza qua e là, studia e valuta.
Come è giusto, non troverà nulla di definitivo, prende e annota l'alito spirituale.
Lo stesso che la natura emana dal lontano sempre. an ma


 foto di anna maria ercilli

lunedì 16 novembre 2015

Luce dorata




Diagonale di luce
solare ripasso dei giorni
passaggi di volti che erano vicini
raccolti ma ora non più
le grida stanno nell'aria e non hanno pace.
                                                            a Paris

foto di anna maria ercilli

sabato 15 agosto 2015

Gli occhi di Frida



Mi dico che ho perso tante cose, e nelle cose infilo gli affetti, i desideri, le occasioni, il nulla dei sogni, il nome della canzone senza tempo e memoria, gli occhi di Frida presa in prestito, il nome dei fratelli mai arrivati, il vuoto dentro il giorno. Dimenticherò anche tutto questo?
 foto di anna maria ercilli

giovedì 25 giugno 2015

Nome O


Tornerà lo sguardo
che non soppesa nulla
guarda
porta via o aggiunge
un punto di colore.

foto di anna maria ercilli